VARESE – Dalla mozzarella tedesca già confezionata con l’immagine della caprese ai prosciutti freschi dal Nord Europa pronti per essere stagionati e “diventare” italiani, fino ai bastoncini di pesce con scritte in italiano e al miele tedesco destinato all’industria dolciaria: è il quadro emerso tra le varie scoperte fatte al Brennero durante la mobilitazione Coldiretti, dove ieri erano presenti anche gli agricoltori della provincia di Varese insieme a diecimila colleghi da tutta Italia.
Una presenza, quella varesina, che ha voluto testimoniare direttamente come il fenomeno riguardi da vicino anche le imprese locali, strette tra costi di produzione elevati e concorrenza di prodotti esteri che entrano nel mercato senza un’adeguata trasparenza. Nei camion fermati alla frontiera dalle forze dell’ordine è emerso un flusso continuo di merci: dalle cosce di maiale provenienti da Germania, Olanda, Danimarca e Francia destinate alla trasformazione, ai formaggi stranieri – come la mozzarella – già pronti per il consumo ma confezionati con richiami all’italianità.
Tra gli altri prodotti individuati anche kiwi cileni transitati dal porto di Rotterdam, pollo congelato olandese, peperoni destinati alla trasformazione e bastoncini di merluzzo tedeschi con etichette in italiano. Non mancano i fusti di miele straniero e le confetture con indicazioni poco chiare sull’origine. Un insieme di casi che evidenzia come, attraverso le attuali regole, sia possibile immettere sul mercato prodotti che rischiano di ingannare il consumatore finale e comprimere i prezzi riconosciuti agli agricoltori italiani.
«Quello che abbiamo visto al Brennero è la dimostrazione concreta di un sistema che oggi permette troppi equivoci e penalizza le nostre aziende» sottolinea Pietro Luca Colombo, presidente di Coldiretti Varese, presente ieri al presidio. «Tra le varie cose scoperte ci sono prodotti che, una volta trasformati o riconfezionati, rischiano di arrivare sulle tavole come italiani senza esserlo davvero» aggiunge. «È una situazione che colpisce direttamente anche il nostro territorio, dove le imprese agricole sono già messe sotto pressione da costi elevati e da un contesto competitivo sempre più complesso. Serve un intervento deciso sulla trasparenza, a partire dall’obbligo dell’etichetta d’origine per tutti i prodotti alimentari».
La giornata al Brennero – sottolinea Coldiretti Varese – è stata resa possibile grazie all’azione congiunta della Guardia di Finanza, con il supporto della polizia e dell’Icqrf, a conferma di un sistema di controlli fondamentale per garantire legalità e sicurezza alimentare.
Da qui la richiesta di un cambio di passo sul fronte normativo: introdurre l’obbligo dell’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari venduti in Europa e rivedere il codice doganale, che oggi consente di attribuire l’origine in base all’ultima trasformazione sostanziale. «Senza regole chiare – conclude Colombo – si mette a rischio il lavoro delle aziende agricole locali e la fiducia dei consumatori».
28 Aprile 2026
Varese: dal Brennero le scoperte-choc, ecco i prodotti esteri “travestiti” da italiani