VARESE – Venticinque anni fa cambiava il modo stesso di pensare l’agricoltura italiana. Era il 18 maggio 2001 quando entrava in vigore la Legge di Orientamento (D.Lgs. 228), fortemente sostenuta da Coldiretti, destinata a trasformare il ruolo dell’agricoltore: non più semplice produttore di materia prima, ma imprenditore multifunzionale, protagonista del territorio, dell’accoglienza, della vendita diretta e della tutela del paesaggio rurale. Un cambiamento che ha inciso profondamente anche sul Varesotto, dove negli ultimi anni si sono sviluppate esperienze legate ad agriturismi, fattorie didattiche, mercati di Campagna Amica, agricoltura sociale e percorsi educativi rivolti alle scuole.
“Oggi nelle campagne varesine vediamo concretamente gli effetti di quella riforma” sottolinea Pietro Luca Colombo. “La Legge di Orientamento ha dato alle imprese agricole la possibilità di innovare senza perdere il legame con la terra e con le tradizioni locali. Ha permesso agli agricoltori di aprirsi al territorio, creando nuove opportunità economiche ma anche sociali ed educative”.
Nel territorio provinciale sono sempre più diffuse le realtà che affiancano alla produzione agricola attività esperienziali e di servizio: dalle fattorie didattiche agli agriasili, fino ai campi scuola e ai percorsi dedicati all’educazione alimentare. Laboratori nell’orto, incontri con gli animali, attività all’aria aperta e iniziative legate alla stagionalità dei prodotti sono diventati strumenti concreti per avvicinare bambini e famiglie al mondo agricolo e ai valori della ruralità.
“La multifunzionalità oggi è una componente essenziale dell’agricoltura varesina – prosegue Colombo – perché consente alle aziende di diversificare il reddito, valorizzare le produzioni locali e mantenere vive le aree rurali. Pensiamo al ruolo degli agriturismi, dei mercati contadini e delle aziende che fanno educazione ambientale: sono presìdi territoriali che generano economia, relazioni e cultura”.
Anche il comparto agrituristico guarda alla ricorrenza dei 25 anni come a uno spartiacque decisivo per lo sviluppo delle attività rurali sul territorio. “Senza la Legge di Orientamento molte delle esperienze che oggi caratterizzano gli agriturismi varesini semplicemente non esisterebbero” evidenzia Tiffany Bertoni, presidente dell’associazione agrituristica Terranostra Varese. “La possibilità di integrare ospitalità, ristorazione agricola, didattica e valorizzazione dei prodotti aziendali ha permesso alle imprese di costruire un rapporto diretto con le famiglie e con il territorio”.
Secondo Bertoni, la crescita delle fattorie didattiche e delle attività esperienziali rappresenta oggi uno degli aspetti più significativi dell’evoluzione del settore: “Sempre più persone cercano autenticità, contatto con la natura e occasioni per capire davvero da dove arriva il cibo. Gli agriturismi del Varesotto stanno rispondendo a questa domanda con percorsi educativi, laboratori e attività che riportano al centro il valore dell’agricoltura e della stagionalità”.
La norma, fortemente voluta da Coldiretti e concretizzata dall’allora ministro dell’Agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio, ha infatti introdotto una nuova definizione di imprenditore agricolo, aprendo la strada alla trasformazione aziendale dei prodotti, alla vendita diretta, all’agricoltura sociale e allo sviluppo di attività connesse capaci di integrare il reddito delle aziende agricole.
A distanza di 25 anni, Coldiretti evidenzia come quella riforma abbia contribuito a rendere l’agricoltura italiana un modello europeo per biodiversità, qualità e valorizzazione delle produzioni territoriali, favorendo anche l’ingresso di giovani imprenditori grazie a nuove forme di impresa legate alla sostenibilità, all’innovazione e al rapporto diretto con i consumatori.
Sul fronte economico resta centrale anche il tema della trasparenza e della tutela del Made in Italy agroalimentare. “Difendere l’origine dei prodotti e garantire reciprocità nelle regole europee è fondamentale anche per le imprese agricole varesine” conclude Colombo. “Non possiamo chiedere standard elevati ai nostri agricoltori e poi consentire l’ingresso di prodotti ottenuti con criteri diversi da quelli richiesti in Italia”.